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Storia

La storia della Teriaca, per uno strano caso o forse no, combacia esattamente con la storia dello Speziale o Farmacista come diciamo oggi. Quando dico che la storia della Teriaca ricalca quella del Farmacista con “Farmacista” intendo quella figura specializzata che trova la sua ragione di esistere nella capacità di realizzare farmaci. La Teriaca fu il frutto del genio di Andromaco, in quel tempo al servizio dell'Imperatore Nerone. Andromaco ebbe la intuizione di modificare, meglio a perfezionare, un famosissimo antidoto le cui origini si perdevano tra le nebbie della leggenda, questo antidoto prendeva il nome di Mitridiato. Il nome Mitridiato deriva dal suo inventore, tale Imperatore Mitriade, ossessionato dall'eventualità di venire avvelenato dai suoi avversari politici, sorte poi non troppo rara per i dittatori di tutti i tempi. Il regno di Mitriade venne conquistato dall'esercito romano nel 63 AC e narra la leggenda che l'imperatore incapace di uccidersi per avvelenamento fosse costretto a farsi uccidere dalla spada di un suo schiavo. I Romani, probabilmente già al corrente della esistenza dell'antidoto, non persero l'occasione di appropriarsi della formula ed ecco che il Mithridatium ricompare a Roma tradotto da Pompeo Leneo.

Passarono circa un centinaio di anni, da questi avvenimenti, prima che Andromaco decidesse di apportare le sue modifiche. Proprio nello stesso periodo molti medici, a causa di formule sempre più complesse, perdono la abitudine di prepararsi i propri farmaci da soli e lentamente compare la figura dello speziale. Lo Speziale diventa una specifica figura professionale definita pharmacopola che operava in una farmacia (1), pharmacopolio, ed allestiva i farmaci detti pharmaceutici.

Il nome Teriaca sembra derivi per assonanza dal vocabolo “Therion” con cui i Greci erano soliti indicare le fiere velenose. La principale modifica apportata da Andromaco, come abbiamo indicato in precedenza, era la aggiunta della carne di Vipera. I lettori più curiosi potrebbero domandarsi il motivo di una tale aggiunta. Ci viene in aiuto il Maranta tramite un suo trattato del XIV° secolo dedicato esclusivamente alle due formulazioni. Partendo dal presupposto che due sostanze simili si attraggono mentre due sostanze opposte tendono a respingersi, il veleno della Vipera avrebbe attratto a se il veleno presente nell'organismo malato isolandolo da tutti glia altri umori corporei. Tutte le sostanze presenti nel preparato, ognuna con una azione terapeutica specifica, avrebbero neutralizzato il veleno mortale. Il meccanismo di azione, come lo definirebbe un moderno farmacologo, della Teriaca era di tendere una sorta di imboscata alle sostanze velenose, in una prima fase attirandole allo scoperto per poi neutralizzarle. La scelta, sempre stando al Maranta, cadde sulla Vipera in quanto non mortale per l'uomo e quindi anche più sicura. Andromaco detto il Vecchio per distinguerlo da suo figlio, descrisse la virtù e la composizione della Teriaca in un poema elegiaco di 174 versi dedicato al suo Imperatore Nerone. Successivamente Andromaco il giovane (2), suo figlio, mise in prosa i versi del padre e da allora la Teriaca come noi oggi la conosciamo è entrata nella storia della medicina.

Molti dei componenti della Teriaca provengono dall'oriente e la sua produzione in Europa potrà svilupparsi sin da subito anche grazie “De Materia Medica”. Questa opera venne alla luce nel primo secolo d.C. grazie a (3) Dioscoride Pedacio Anarzabeo che descrisse sistematicamente oltre 500 vegetali permettendone una agevole identificazione. Questo testo venne ristampato e commentato a lungo fin da 1544 fungendo da guida per i farmacisti che dovevano districarsi nella scelta delle materie prime da utilizzare nella Teriaca e non solo .

Nei primissimi secoli dopo Cristo, grazie al medico 4Galeno, la Teriaca si arricchisce dell'aggettivo “tranquilla”. Sappiamo infatti che Galeno era solito far assumere ogni giorno al suo Imperatore Marco Aurelio una dose di Teriaca per renderlo tranquillo da ogni pericolo di avvelenamento anche accidentale. Nella sua opera “De simplicium medicamentorum temperamentis et facultatibus” vengono prese in esame la terra lemnia e il bitume giudaico, fonadmentali nella produzione della Teriaca.

Nel 476 Odoacre depone Romolo Augusto ed è la caduta dell'impero romano d'occidente. In Italia inizia un periodo di guerre ed epidemie e lentamente inizia a sgretolarsi l'organizzazione sociale fino ad allora assicurata dalla esistenza dell'Impero. La scienza medica e farmaceutica si barrica nelle mura dei (5) conventi dove si copiavano e si studiavano i vecchi testi mentre si sgretolano le Corporazioni degli Speziali, fatta eccezione nei casi in cui per volere statale vengono tenute in piedi per ottenerne delle entrate fiscali. Nel 529 ad opera di san Benedetto si fonda il Monastero di Montecassino, nasce la (6) Scuola Salernitana e fiorisce l'Impero Romano d'Oriente sotto il governo di Giustiniano dal 526 al 565. Costantinopoli sotto Giustiniano è il centro del mondo intellettuale e con la religione cattolica convivono le più disparate correnti religiose e filosofiche ma la politica religiosa di Giustiniano riflette la convinzione imperiale che l'unità dell'impero presuppone l'unità della fede, in questo caso quella cattolica.

Gli studiosi dissidenti vengono bollati come eretici e scacciati da Costantinopoli con tutto il loro bagaglio di conoscenze accumulate nei secoli, ed iniziano a costituirsi scuole che diffondono filosofie non ortodosse, alchimia (7) e le opere di Ippocrate e Galeno in Mesopotamia, molte opere classiche vengono tradotte dal greco al siriano. A seguito di questi insegnamenti la Teriaca viene tenuta in grossa considerazione dalla medicina araba che peraltro si avvale con successo del perfezionamento delle tecniche di distillazione e conseguente produzione di elixir e tinture. Tra il 711 ed il 713 vengono conquistate dall'Islam le città di Siviglia, Cordova, Toledo e nel 725 i mussulmani conquistarono anche Nimes e Carcassone. (8) Mesuè il vecchio, capo della scuola della sapienza di Bagdad, mette a punto la sua Theriaca Diatessaron, cioè composta di quattro cose. Avicenna , qualche anno più tardi, si impegna nel definire il variare della azione della Teriaca in proporzione al suo invecchiamento. Durante il periodo delle conquiste mussulmane in Italia si innesca un processo, 9osteggiato dalle autorità ecclesiastiche, che porta i Monaci-Medici ad uscire dai conventi per prendersi cura della popolazione.

Nel corso dei secoli i monasteri si erano evoluti anche strutturalmente in merito alla medicina ed oltre alla figura del “monacus pigmentarius” o monaco speziale essi ospitavano orti botanici, e laboratori dove allestire i farmaci denominati “domus medicorum”. Nella Spagna mussulmana invece opera il medico, giurista e filosofo Averroè (10) che scrisse numerosi sulle opere di Aristotele ed una enciclopedia di Medicina. Il principale merito di Averroè è quello di aver reintrodotto in Europa il pensiero Aristotelico quasi del tutto dimenticato fino al 1150. Poi nella prima parte del 1200 tali opere vennero tradotte grazie al lavoro di Michele Scotto (11).

Non è infatti (12) un caso che dal mille in poi abbiamo in occidente un forte sviluppo dello studio della Alchimia scritta nella pietra delle numerose cattedrali gotiche che iniziarono a svilupparsi nei principali centri urbani.

Grazie a Nicolò Preposito, esponente di spicco della scuola salernitana, verrà alla luce l' Antidotarium Nicolai (13), prototipo delle successive farmacopee, naturalmente è presente anche la formula della Teriaca denominata come “Teriaca magna di Galeno”. Probabilmente la Teriaca (14) non è stata introdotta in Italia tramite la conquista araba ma essa era già presente in forma silente nei codici manoscritti dei numerosi conventi, un dato di fatto è comunque che da questo momento in poi la sua ascesa sarà inarrestabile.

Molti storici della farmacia iniziano il loro racconto dai tempi degli Egizi ma in realtà la figura del Farmacista, dopo una pausa seguita alla morte di Galeno, inizia in Francia quando nella città di Arles nel 1202 vengono approvati degli statuti che separano la attività del Farmacista da quella del Medico. Compito del medico è quello di prescrivere e sarà poi cura del farmacista realizzare in pratica il medicinale, cosa per noi oggi scontata ma fino ad allora questa divisione di competenze era inesistente. Con gli statuti di Arles, ricalcati nel 1241 da Federico II° nelle (15) “Novae Constitutiones” si a la necessità di creare codici di formulazioni al quale i farmacisti si dovranno attenere nella loro professione ed inoltre ricompare, dopo Diocleziano, nuovamente una tariffa dei medicinali. Nello stesso periodo iniziano a comparire le potenti corporazioni degli speziali, nelle città di Firenze, Venezia, Bologna e Siena. Queste (16) corporazioni, fortemente autonome, tendono ad auto regolamentarsi e da questa necessità originano i primi (17) statuti dell'arte degli Speziali.

Nella grandi epidemie di Peste che dal XIV secolo in poi devastarono più volte l'Europa la Teriaca viene considerata uno dei principali rimedi, (18) Iacopo Bardi in merito così si esprime: “Perloche Galeno la chiama unico aiuto degli infetti, e purgatorio della peste: nel che concordano con diverse parole Avicenna, Ali, Averroe, e Rabbi Moisè; e questo singularmente riferisce, che in una crudelissima peste d'Antiochia non si trovò altro rimedio più certo, che la Teriaca; poiché si veddero guarire quelli, che se ne servirono, morire quei, che non la presero: e i sani con l'uso di lei si preservarono”.

Nel XV secolo si fa sempre più pressante la necessità di (19) codificare le formulazioni che gli speziali producono nei loro laboratori così grazie anche alla scoperta della stampa origina l'epoca delle farmacopee ufficiali.

Nel 1471 viene stapato a Venezia l'Antidotario del IX della Scuola Salernitana e reso obbligatorio in Italia. Nel Compendium Aromatariorum di Saladino d'Ascoli, probabilmente compilato intorno al 1445 e dato alle stampe nel 1488 a Bologna, così viene descritta la Teriaca: “Teriaca Magna di Galeno, perchè Galeno la compose. Dico che questo non è vero, con buona pace di Nicolò, perchè Andromaco, un medico singolare la compose. E siccome si dice ancora che la Teriaca è così chiamata dai trochisci di Tiro, che vi si trovano, io dico che non è vero, in quanto vi sono altre Teriache, che tuttavia non vengono chimate da Tiro, perchè tra i suoi componenti non vi sono i trochisci di Tiro, come la Terica Diatesseron e la terica di Dioscoride, e la teriaca dell'esercito, e pertanto la teriaca è così detta come fosse medicina contro il veleno, ed è così chiamata signora delle medicine, come ho affermato sopra.” Solo pochi anni più tardi, nel 1498, viene dato alle stampe il Ricettario Fiorentino (20). Questo ricettario redatto in lingua volgare, per la prima volta nella storia della farmacia, non è il prodotto di un singolo a beneficio della comunità ma il prodotto di una istanza dei consoli dell'università degli speziali della Repubblica Fiorentina rivolta al collegio dei dottori dell'arte medica. Si tratta della più antica farmacopea a livello mondiale. Questo al fine che il potente corpo degli speziali abbia a disposizione un testo ufficiale dove sono codificate tutte le principali formulazioni farmaceutiche in uso, il che la dice lunga sul grado di evoluzione raggiunto dagli speziali in neanche un paio di secoli e della volontà con cui gli Speziali vogliono prendere le distanze dai ciarlatani. Naturalmente non può mancare la composizione della Teriaca.

Nel 1500 ancora la Teriaca viene largamente utilizzata nelle epidemie di rabbia sia internamente che esternamente. Ancora nei primi anni dell'ottocento essa veniva utilizzata contro la rabbia, così leggiamo in una copia degli Annali Universali di Medicina: “Li quattro febbraio1826 vennero dall'autore due persone morsicate da un cane, che fu ucciso con tutti i segni della rabbia manifesta, per consultarlo: le morsicature si trovavano nelle gambe, ed entrambe quelle avevano medicate con Teriaca, ed erano cicatrizzate da trenta giorni”.

Tra il XVI° ed il XVII° secolo la Teriaca raggiunge l'apice della sua fama, essa veniva preparata in tutte le maggiori farmacie e non c'era patologia per la quale non venisse consigliata anche se restava pur sempre un farmaco costoso destinato quindi ai malati di classe sociale elevata. La sua grande importanza e diffusione non deve comunque far pensare che tutti i farmacisti fossero in grado di cimentarsi nella realizzazione della teriaca, spesso realizzare la teriaca era per lo speziale il coronamento di una lunga carriera. Per far capire al lettore che carico di responsabilità fosse allestire la teriaca riportiamo le parole di Ippolito Ceccarelli (21), illustre speziale del XVII° secolo: “E trovandomi presente più volte a comporre quest'antidoto, dopo averne discorso, no ho avuto ardire di comporlo se non nell'età mia di 45 anni.”

In questo periodo, sull’esempio di Moisis Charas ad Orange prima ed a Parigi poi, la Teriaca veniva preparata in pubblico e precedentemente tutti i vari componenti da utilizzare venivano esposti per essere osservati dai rappresentanti del collegio dei medici e speziali cosi che potessero accertare la buona qualità delle droghe Il testo “La Teriaca et il Mithridato composti in Vicenza” racconta cosa successe il 19 Ottobre 1586 quando la Teriaca venne allestita per la prima volta nella città. “ Con tutto il Collegio d’Eccellentissimi Medici, e i Spitiari à tal composizione soprastanti, quali furono D.Valerio Barbarano, D.Iacobo Fontana, e D.Sebastiano Buono sopra della qual dieci giorni continui si discorse in pubblico, à capo della piazza, con assai sontuoso apparato accompagnato da musica de voci, di fiato, e tamburi, con trombetti, e artelarie in segno di grandissima allegrezza per lacosa importante, e nuova, ove fù fatto elettione delle cose necessarie alla perfettione di si degna compositione tanto lodata da forestieri, che presenti furono e da tutta la nobilissima Città nostra d’allegrezza colma, per non esser qui altre volte la Thriaca stata composta, Antidoto, che chiamare ben possiamo Divino, giovando a molte….”

Verso la metà del XVI la botanica, intesa come identificazione delle specie vegetali descritte dagli antichi subisce una spinta enorme ed in particolare per gli speziali è di fondamentale importanza la pubblicazione nel 1544 dei Commentari a Dioscoride ad opera di Pier Andrea Mattioli. Questa opera fu un successo editoriale ed il fatto di essere scritta in volgare la rese accessibile a tutti gli Speziali, per alcuni fu motivo di arricchimento culturale ma alcuni sicuramente ne presero spunto per compiere degli abusi. Effettivamente i componenti della Teriaca sono molti ed in gran parte provengono dall'oriente, questo rappresenta il levitarsi dei costi di approvvigionamento e la possibilità che vengano contraffatti dai mercanti, in quasi tutte le farmacopee dell'epoca vengono indicati nel dettaglio i modi di individuare le droghe falsificate. Possiamo affermare dalle fonti dell'epoca che praticamente nessuna delle teriache in circolazione contenesse tutti i componenti originali descritti nella formula originale di Andromaco.

Attenendoci agli scritti del Maranta (22) egli loda il suo speziale di riferimento, Imperato Ferrante (23), affermando che egli compose la prima teriaca nel 1557 con dieci succedanei; la seconda nel 1561 con otto succedanei ed intorno al 1570, nella terza, grazie ad una fitta rete di scambi e conoscenze, arrivò ad utilizzare solo sei succedanei. Alle motivazioni sopra indicate si aggiungono anche le nuove spezie provenienti dalle 24americhe il cui mercato è in mano agli Spagnoli. Molti medici iniziano a vedere con crescente interesse le nuove droghe importate dal nuovo continente soprattutto per i costi nettamente più accessibili.

Nel 1574 il (25) protomedico Bolognese Ulisse Aldrovandi fece produrre pubblicamente, nel convento di San Salvatore, la Teriaca secondo nuove modalità da lui indicate, provocando un aspra reazione della compagnia degli speziali, decisamente più conservatori. Essi decidono di comporre una propria teriaca in concorrenza con il protomedico. Aldrovandi in forza della sua carica di protomedico proibisce la distribuzione di tale teriaca ed è forse la prima guerra tra un collegio dei medici e quello dei farmacisti, fino ad allora sempre subordinati nei confronti dei medici. La battaglia si concluse con la espulsione di Aldrovanti dal collegio dei medici di Bologna e la sospensione per cinque anni da tutti i suoi incarichi.

Il XVII° vede nuove polemiche, questa volta tra farmacisti, interessare ancora la formulazione della Teriaca. Le polemiche interessano l'Opobalsamo, uno dei componenti chiave, costoso ed estremamente raro da reperire, tanto che tutti i maggiori collegi dei medici ne tengono un campione da confrontare con gli altri acquistati. Con Opobalsamo nel XVII° secolo si intendeva la resina ottenuta Commiphora gileadensis un arbusto nativo dell’Africa, Arabia e subcontinente indiano. Oltre la resina veniva utilizzate anche il legno, detto Xilobalsamo ed i frutti denominati Carpobalsamo. Essendo praticamente introvabile, almeno in quantità utili, in Europa si era diffusa la opinione tra alcuni medici e speziali che la Commipora fosse estintasi addirittura nel primo secolo dopo Cristo a seguito della distruzione che i romani portarono ai danni degli israeliti quindi non tardarono ad accusare coloro che affermavano di preparare la Teriaca con il vero Opobalsamo, di frode.

Nel suo “Teatro farmaceutico dogmatico e spagirico.” Giuseppe Donzelli (26) cita il caso di due speziali romani tali Antonio Manfredi e Vincenzo Panuzzi che vennero accusati da tale Gaspari Stefano medico romano di frode con una pubblicazione del 1640, i quali per veder riabilitato il loro onore dovettero appellarsi a tutti i più celebri semplicisti e studiosi dell’epoca per essere poi scagionati con una pubblicazione di Baldassarre e Michele campi che a loro volta esercitavano la professione di speziali nella città di Lucca. A questa dispusta, schierandosi dalla parte degli accusati presero parte anche Cassiano del Pozzo, Paolo Zacchia, Pietro Castelli, Baldo Baldi (medico di Papa Innocenzo X), Francesco Perla, Mario Schipani e lo stesso Donzelli.

Ma tutto quello che abbiamo fin ora raccontato sta lentamente per sparire e nelle opere di interesse medico e farmaceutico inizia sempre più prepotentemente a farsi strada il termine “Farmaco Spagirico”. Dalla metà del XVII secolo si presenta all’orizzonte una nuova figura di speziale, del tutto diverso dai suoi predecessori, quella dello speziale-chimico, il prototipo di questa nuova figura è Nicholas Lemery (27).​ Lemery è un chimico e farmacista Francese a cui dobbiamo la stesura della “Farmacopea Universale”che viene pubblica nel 1697 a Parigi. Questa farmacopea segna l’inizio della fine per la Teriaca, che da qui in poi vedrà un lento ma implacabile declino. Con la comparsa di farmacisti come Lemery si passa dall’epoca segnata da una scienza fortemente condizionata dai concetti a carattere alchemico ad una nuova scienza chiamata Chimica. Gli speziali come Imperato Ferrante agivano manipolando le droghe vegetali in modo da permettere alla natura di effettuare agevolmente le sue operazioni. I farmacisti come Lemery agiscono in modo da manipolare la natura perchè possano agevolmente attuare le loro reazioni chimiche.

Con l’inizio del XVIII secolo i farmacisti sono meno interessati a capire il periodo di raccolta o il corretto mantenimento delle droghe vegetali, piuttosto sono interessati a quale sia la molecola che conferisce alla droga vegetale il suo effetto farmacologico in modo da poterla isolare, purificare ed eliminare tutto il resto, ritenuto inutile se non addirittura nocivo. Una delle conseguenze del nascente positivismo scientifico è che la Teriaca non trova più una collocazione nel nuovo panorama farmaceutico scientifico e viene sempre più bollata dagli studiosi come il prodotto di un epoca arretrata e superstiziosa. I nuovi farmacisti, votati alla causa della semplificazione e del razionalismo non possono più accettare un farmaco dove compaiano semplici come la carne di Vipera, così già alla fine del XVIII secolo nelle principali farmacopee inizia a scomparire la vecchia formula di Andromaco per lasciare posto alla Teriaca detta Riformata come avviene nell’ultima edizione del Ricettario Fiorentino del 1789. Successivamente dall’inizio del 1800 la Teriaca inizierà a scomparire totalmente per lasciare posto a preparati come l’acqua teriacale che sono solo un lontano ricordo della maestosa formula messa appunto da Andromaco il Vecchio.

Se da un punto di vista scientifico la Teriaca già alla fine del XVIII secolo perde quasi totalmente di interesse per gli addetti ai lavori essa comunque continua a vivere nel cuore della gente comune la quale continua ad utilizzarla ed a concedergli la fiducia di un tempo. Clementino Vannetti il 3 Aprile 1787 scrive da Bologna a tale Giuseppe Perdezani “…non lascierò di pregarla, gentilissimo sig.Conte, a voler serbare un angoletto del suo baule per alcuni bisogni miei. Eccoli. Un vasellino di cotesta Teriaca famosa della spezieria della Madonna, e una scatoletta delle pillole del Zanichelli, dette di S.Fisca. Teriaca, e pillole ti paiono commissione per un apostolico uomo, per un predicatore di vaglia? E perché no? Se la Teriaca è un rimedio proficuo a tanti morbi, le pillole una blanda medicina ai vizi dello stomaco; non istà anzi bene, che porti una e una altre a un amico chi torna dall’aver sinati colla santità, ed efficacia delle sue parole tanti morbi, e vizi del cuore umano?”

Quindi rimane comunque una importante fonte di reddito per gli stati che ne hanno il monopolio, la sua preparazione è ancora un evento importante che deve sottostare a procedure ben definite, praticamente immutate dal XV secolo. Preso atto delle sua importanza economicha il Re di Napoli Ferdinando IV Borbone decide nel 1779 di imporre il monopolio statale, con l’obbiettivo di difendere la salute pubblica da eventuali contraffazioni.

La preparazione della Teriaca viene affidata alla Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere e tutti i farmacisti de regno dovevano obbligatoriamente acquistarne una quantità minima di mezza libbra l’anno, erano previste delle ispezioni da parte del Protomedico e doveva essere esibito oltre al vasetto della Teriaca anche la ricevuta di acquisto. In questo periodo inizia il periodo della Teriaca di contrabbando proveniente da Venezia, concorrente storica di quella Napoletana e meno costosa in quanto si potevano eludere le tasse doganali Dal 1807 la fabbricazione della Teriaca su decisione di Giuseppe Bonaparte passò al Real Istituto di Incoraggiamento alle Scienze Naturali di Napoli ed il monopolio venne mantenuto fino al 1860, comunque la popolazione ed i medici continuarono a farne un uso discreto fino al 1906, anno in cui venne prodotto l’ultimo lotto e ancora nel 1878 la Teriaca era disponibile nel listino della Carlo Erba.

Nel 1806 Friedrich Wilhelm Seturner isola la Morfina dall’Oppio, uno dei principali componenti della teriaca, ed è una data fondamentale perché rappresenta il coronamento del sogno di speziali-chimici come Lemery, oramai è chiaro che le attività delle droghe vegetali sono dovute a delle precise molecole e tutte le antiche teorie sono da non considerare più attendibili, solo recentemente abbiamo compreso la importanza del fitocomplesso in fitoterapia.

Nel 1832 Robiquet isola la codeina dall'oppio e contemporaneamente in Italia emerge la nuova figura del farmacista-imprenditore ed i laboratori delle farmacie si evolvono lentamente in 28stabilimenti farmaceutici.

Nel libro “Cosmorama pittorico” del 1835 la preparazione della Teriaca in Venezia viene così decritta: “Quindi questo medicinale divenne a Venezia un importante ramo di commercio; sia perché necessita di perfetta fabbricazione, sia per gittare un po’ di polvere negli occhi, la repubblica veneta aveva data molta importanza alla fabbricazione della Teriaca. Innanzitutto concedevasi speciale permesso per fabbricarla, e chi avea questo privilegio poneva sopra la propria officina, dopo gli altri titoli, fabbricatore di teriaca e valeva certo quanto l’esser membro di qualche Ateneo, meglio d’esser pastor Arcade: anche al presente si usa a Venezia porre questo titolo nelle insegne, sebbene non essendo più di ristretto privilegio, sia diventato di minore importanza. La teriaca poi non si fabbrica già quando piace allo speziale, né sovente, ma soltanto da pochi una o due volte all’anno e anche ad epoche più lontane. Quando un farmacista intende di fare la teriaca, deve prevenire il Magistrato di Sanità ed ottenere una speciale licenza per disporre innanzi alla sua bottega in grande apparato tutte le sostanze che compongono questo farmaco, o almeno quanto valga a rappresentarle: molte sono in vasi capaci di cristallo, o di porcellana, con sopravi scritto in oro il nome: siccome però tutto finirebbe con un arsenale di alberelli e vasi, che non darebbero, direbbe un trecentista, nessuna parvenza, gli speziali pensarono a cose maggiori. Si provvedono di vasi con entro tutte le erbe indigene ed esotiche, che entrano a fare la teriaca, e li espongono a modo di piramide innanzi la bottega, sicchè si tramuta in una serra. Però il più mirabile è quando usasi dei vegetabili che non si possono avere verdi: si dispongono su cartoni in quadri, e come a Parigi si espongono tutti i ritratti dei rappresentanti d’ogni opinione, così a Venezia si espone a colori, e fino ad olio, una effige di tutti i rappresentanti della teriaca: tutti questi quadri e vasi, si pongono a pubblica veduta per apparato; e nell’interno dell’officina poi si dispongono in appositi recipienti tutte le vere sostanze, ed ogni cittadini può entrare a visitarle. Questa esposizione dura precisamente tre giorni consecutivi, e nella notte l’apparato illuminato con lampadari e candele di cera. I Veneziani che vi sono abituati vi passano indifferenti;e si curano piuttosto di guardare l’apparato se è con lusso e con galanteria, giacchè nasce anche in questo lato la gara dei speziali, come nei pittori quella delle cornici, e vi è in tutto il suo buon gusto e il suo barocco. Il forastiere che non è curioso non ne capisce nulla, e vi fù ultimamente un viaggiatore il quale pubblicò a Parigi che a Venezia gli speziali vendono i fiori… . Finalmente viene il giorno di fabbricare la Teriaca: a tempi della repubblica interveniva il Magistrato di Sanità col Protomedico: ora assistono i magistrati, ed i medici a ciò deputati: si dà loro a visitare tutte le sostanze che debbono formare la teriaca, e quindi si pongono in vari bronzi ordinati né quali alcuni facchini disposti in buon ordine nella strada ove si trova la spezieria le pestano quasi a numerate cadenze: fatta la prima visita il Magistrato è presentato d’alcuni fiori e d’altri doni di uso, e parte, ma resta sempre un commissario di simili: a vegliare la fabbricazione della panacea universale che dura all’incirca otto giorni: nell’ultimo dei quali si mesce tutto l’insieme in un gran caldaio che contiene una quantità di miele corrispondente alla materia solida, poi la si pone per alcun tempo in capaci recipienti, e finalmente la si spartisce in vaselli di latta, e si involge in una carta che conta tutte le virtù della teriaca; e la si spaccia per un universo mondo: così la vidi fabbricare da un chimico di molto spirito, la cui teriaca è desiderata da tutte le signore, e sovente medicò i vermi anche la poeta Baratti.”

Ancora dal testo “Cosmorama pittorico” del 1835 veniamo a conoscenza che nel 1804 il commercio della Teriaca rendeva allo stato Veneziano centoventimila ducati d’argento, corrispondenti a circa mezzo milione di franchi. Nonostante gli interessi economici che gravitano intorno alla Teriaca il suo tempo dal punto di vista scientifico è segnato ed infatti nel Dizionario di medicina, chirurgia e farmacie pratiche del 1841essa viene definita un “mescuglio mostruoso di ottanta sostanze”.

Intanto presso il Parlamento Subalpino dal 1850 si discute sulla necessità di introdurre il sistema metrico decimale e conseguentemente un nuovo codice farmaceutico che sia al passo con i tempi. Pur se tutti i deputati sono in accordo nel pubblicare un nuovo codice e di introdurre i nuovi pesi il dibattito verte soprattutto sui tempi necessari viste le numerose difficoltà e si delineano due scuole di pensiero una più prudente e l'altra più riformista. La linea prudente è riassunta dal deputato Polto che in parlamento si esprime così: “Signori, credete voi che il codice farmaceutico sia un opera così presto fatta che possa darsi alla luce prima ancora del 1852? Io sono ben lontano dal pensare così; trovo che le difficoltà in questa materia sono infinite. La chimica, signori miei, è una scienza progressiva; si può dire che ogni giorno vi s'introducono nuovi metodi, si può dire che ogni giorno la pratica sancisce delle nuove formole medicamentose. Non è perciò tanto agevole effettuare la formazione d'un Codice farmaceutico”.​ Alla fine, come si evince dalla lettura degli atti del parlamento, prevalse la corrente più riformista anche tenendo conto che durante l'occupazione Francese già era stato introdotto in uso il sistema metrico decimale e nacque così la Farmacopea per Stati sardi29 edita il 1° Agosto del 1853. Nonostante la Farmacopea per gli Stati Sardi sia figlia del positivismo scientifico i redattori non se la sentono di eliminare la formula della Teriaca e diversamente da come avvenne nel Ricettario Fiorentino essa compare in tutta la sua estensione originale ma le quantità non vengono espresse ne in dramme e ne in grammi bensì in parti, un accorgimento molto probabilmente destinato a non stravolgere i rapporti esistenti nella formula originale.

Da qui in poi però, la Teriaca nel giro di una cinquantina di anni esce dalla pratica medica e farmaceutica. Comunque ancora nella metà del 900 continua ad avere il suo fascino perché grazie ad una tesi di laurea sulla possibilità di riprodurre questo mitico farmaco la Dott.ssa Marilena Agliati si aggiudicherà nell’anno accademico 1942-43 un premio di mille lire conferito dalla Regia Università di Pavia.

NOTE DELL'AUTORE:

1Forse la più antica nozione di Farmacia la troviamo in una commedia di Aristofane, 1160 A.C. , dove si narra la storia di Lamaco che a causa di una ferita era stato trasportato nello Iatron del medico Pittalo. Il termine Iatron anche nella antica Persia indicava il luogo dove il medico riponeva le sue preparazioni per uso interno ed esterno.

2 Figlio di Andromaco il Vecchio fu anche lui medico di Nerone ma della sua vita non sappiamo molto a parte che scrisse un opera sulla farmacia divisa in tre libri che viene spesso citata da Galeno.

3 Servi il proconsole Lucillo Basso durante la seconda guerra giudaica ed ebbe modo di conoscere approfonditamente i vegetali che giungevano nel mediterraneo entrando a contatto con le varie carovane di mercanti. Il “De Materia Medica” fu uno dei primi testi con illustrazioni realistiche che agevolavano la identificazione della droga.

4 Nato a Pergamo nel II secolo e padre del metodo sperimentale fu un riformatore della medicina e le sue teorie influenzarono l'arte medica incontrastatamente per 15 secoli, come la Dottrina Umorale e la Dottrina delle Qualità. La sua opera venne tradotta dal greco in arabo e latino fino ad essere stampata, suddivisa in sette tomi, presso la stamperia veneziana dei Giunta nel 1541.

5 Cassiadoro Senator (480 – 565) fonda nel 537 in Calabria il Monastero di Vivaro dove vengonotradotti numerosi autori greci e romani come Ippocrate, Dioscoride e Galeno.

6 Posta al centro del Mediterraneo fu un importantissimo polo di scambio tra le culture orientali ed occidentali tanto da essere fondamentale nei secoli a venire per lo sviluppo della farmacia intesa come scienza autonoma. Successivamente alla epoca di Galeno infatti i medici ripresero la antica abitudine di occuparsi anche della produzione delle terapie che venivano prescritte.

7 La Alchimia era una scienza di tipo iniziatico conosciuta dai tempi più remoti in oriente fin dall’antico Egitto. La filosofia alla base delle procedure alchemiche, di carattere pratico, era di tipo principalmente neoplatonico. L’alchimia altro non era che la realizzazione di un processo chimico, come lo definiremmo noi moderni, che poteva essere realizzato solo grazie a delle rivelazioni individuali, tali rivelazioni permettevano anche di comprendere gli stessi testi alchemici costituiti principalmente da una simbologia ermetica non comprensibile dai profani. La realizzazione del processo alchemico presupponeva quindi che l’iniziato avesse raggiunto tutti gli obbiettivi previsti, il termine di questo cammino gnostico lo avrebbe portato alla salvezza dell’anima e tramite la realizzazione dell’opera alchemica anche al raggiungimento della immortalità del corpo fisico grazie all’ottenimento della pietra filosofale. La pietra filosofale per gli alchimisti altro non era che la condensazione, in forma visibile, della energia vitale alla base di tutto il creato. Quindi cristianesimo e neoplatonismo entrarono in forte contraddizione in quanto se entrambe si ponevano lo stesso fine, quest’ultimo poteva essere raggiunto con modalità diverse che si escludevano a vicenda. Nel cristianesimo la salvezza poteva essere raggiunta per mezzo della rivelazione diretta di Dio aperta a tutti nel neoplatonismo per mezzo di un cammino gnostico alla portata di pochi iniziati di cui una parte era, appunto, la pratica alchemica.

8 Abi Zahary ibn Masuyak, questo il nome non latinizzato, attua un opera di sincretismo tra le conoscenze mediche classiche e quelle orientali. Il suo Antidotario servirà da guida a molte generazioni di farmacisti nei secoli a venire.

9 Il Concilio di Reims (1131) e quello del Laterano (1180) interdissero ai monaci, eccetto che per fini religiosi, l'esercizio della medicina e della farmacia.

10 Nacque a Cordova nel 1126 e morì a Marrakech nel 1198.

11 Nacque in Scozia nel 1175 ed è stato un Filosofo, Astrologo ed Alchimista attivo presso la corte Siciliana di Federico II.

12 Nel 1136 grazie all’opera dell’abate Sugerio si ha una delle prime forme di gotico nella balisilica di saint-Denis in Francia poi ritoccata nel XIII secolo dall’ architetto Pierre de Montereau che si faceva chiamare “Maestro dei Muratori”. La grande importanza del gotico come espressione dei concetti ermetici la possiamo ritrovare riflessa nella grande importanza che per tutto il medioevo venne data alla figura del muratore. Ad esempio nell’ordine dei templari solo preti e muratori potevano indossare quanti bianchi, nel caso dei muratori per proteggerle durante i loro lavori. Una simbologia che ritroviamo ancora oggi nella massoneria. I primi architetti del gotico si ornavano dell’appellativo maestro muratore come ad esempio nel caso di Pierre de Montereau (1200-1266) che nel suo epitaffio indicava il titolo di doctor lathomorum cioè dottore dei muratori.

13 Scritto da Nicolò Preposito che fu preside della Scuola Salernitana.

14 Molto probabilmente la formula della teriaca come noi la conosciamo in occidente e la ritroviamo nelle prime farmacopee venne conservata proprio grazie al lavoro dei primi ordini monastici. Questo possiamo dedurlo dal fatto che anche nel antidotario romano pubblicato nel XVII secolo troviamo la descrizione di una teriaca “Egittia” sulla base delle conoscenze pubblicate da Prospero Alpini il quale ebbe modo in un suo viaggio al Cairo intorno al 1580 di descriverne la composizione e le differenze rispetto a quella conosciuta in occidente. Questo fa pensare che la teriaca non fu una conoscenza persa e reintrodotta dalla medicina araba ma piuttosto un processo di sincretismo dovuto all'incontro di due scuole sviluppatesi in parallelo.

15 Un insieme di regolamenti che regolano nel dettaglio la professione del farmacista. Compare tra le altre cose per la prima volta la proibizione di vendere sostanze velenose, la possibilità del medico di denunziare lo speziale inadempiente e viene regolato il numero delle spezierie in base al numero degli abitanti.

16 Nel 1277 circa venne fondata la Corporazione degli Speziali Pisani.

17 Nel 1258 il Capitolare degli Speziali di Venezia, nel 1266 lo Statuto dell'Ars Medicorum et Spetiarorum di Firenze e successivamente nel 1356 gli Statuti della città di Siena.

18 Medico insigne e Teologo Nacque a Firenze, da nobile famiglia, verso il 1440.

19 Nel 1480 vengono introdotte a Venezia gli esami per l'esercizio dell'arte farmaceutica.

20 Nella città di Firenze l'arte medica e farmaceutica è ben consolidata e fu tra le prime città italiane a sentire la necessità di regolamentare la produzione dei medicinali. Nel 1498 viene redatto il nuovo ricettario fiorentino il quale ha una valenza legale e riordina secondo le necessità moderne le varie preparazioni farmaceutiche che già avevano un uso consolidato. Quindi il Nuovo Ricettario Fiorentino nasce con lo scopo di uniformare la produzione dei medicinali nella Firenze del XV° secolo ed eliminare anche tutte quelle composizioni che erano ritenute obsolete. Il Ricettario Fiorentino è particolarmente prezioso per lo storico della farmacia in quanto non solo è uno dei primi con una valenza ufficiale ma è anche una delle farmacopee ufficiali più longeve in quanto ebbe numerose edizioni di cui l'ultima nel 1789. Nell'ultima edizione esiste un elenco dei semplici dove al fianco della nomenclatura volgare compare quella nuova messa a punto da Linneo, quindi per il ricercatore rappresenta una vera è propria stele di rosetta, quando si hanno dei dubbi nella identificazione di un semplice in un testo più antico. Bisogna comunque annotare che nella ultima edizione del 1789 la Teriaca è stata eliminata ed al suo posto viene proposta la Teriaca riformata secondo il modello Austriaco. Della prima edizione restano solo due copie complete una presso la Biblioteca Apostolica Romana e l'altra presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.

21 Nel 1612 a Roma abbiamo la prima pubblicazione, edita e finanziata dal Collegio dei Medici, tradotta in Italiano dell' Antidotario Romano, una farmacopea ufficiale presente in Roma fin dal XVI° secolo. La traduzione avvenne grazie all sforzo di Ippolito Ceccarelli un farmacista romano. Nel 1621 tale Dott. Pietro Castelli (1570 – 1661) pubblica il Discorso della duratione delli medicamenti tanto semplici, quanto composti dove vengono anche denunciati gli errori contenuti nell' Antidotario Romano. Così venne alla luce nel 1639 L'Antidotario Romano con le annotazioni di Castelli, un altra edizione venne stampata a Cosenza nel 1648.

22 “Della Therica et del Mithridato” venne pubblicato nel 1572 a Venzia e il suo autore fu tale Bartolomeo Maranta che esrcitò la professione di medico a Napoli, Roma e Molfetta. Il Maranta fu un importante studioso della botanica e delle proprietà curative delle piante. Il testo si occupa esclusivamente della Teriaca e del Mitridiato, le due preparazioni vengono spiegate in due testi separati. Possiamo tranquillamente affermare che per i farmacisti del 600 interessati alla produzione della teriaca questo è l'equivalente di una vera e propria bibbia. Maranta e la sua opera nel XVII° secolo viene citato in quasi tutte le farmacopee che si occupano della Teriaca, in quanto è forse il più completo e di facile consultazione. Ma forse il motivo della sua altissima considerazione è legato a chi si nasconde dietro la stesura dell'opera. Infatti se a firmare l'opera è lo stesso Bartolomeo Maranta sembra che il vero cervello che la ideò fu tale Imperato Ferrante farmacista a Napoli. Per quanto riguarda la teriaca, Imperato, già all'epoca della pubblicazione aveva una grandissima esperienza nella produzione della teriaca, come afferma lo stesso Maranta nella dedica del libro. Questo sodalizio tra Maranta e Imperato per la prima volta metteva Medico e Farmacista alla pari, cosa del tutto inaudita per molti medici dell'epoca che vedevano nel farmacista il solo esecutore materiale di concetti più elevati e filosofici ad esso estranei o di difficile comprensione.Si registra un duro attacco all'opera (1576) da parte del collegio dei medici di Padova, che venne magistralmente respinto al mittente punto per punto con una pubblicazione partenopea dal nome: “Theriace et mithridatia libellus, in quo harum antidotorum apparatus atque usus monstratur. Marantae, ac Patavini Collegii controversiae perpenduntur. Praeterea de plurimis haud satis cognitis medicamentis disseritur”, pubblicata a Napoli nel 1577.Vista la grande considerazione che Imperato raccolse da colleghi e medici contemporanei non possiamo non pensare che la sua opera sulla Teriaca non sia stata fonte di ispirazione per tutti i farmacisti che nel 600 si cimentarono nella sua realizzazione.

23 Ferrante Imperato nacque con molta probabilità in Napoli intorno al 1525 ma della sua giovinezza non si conosce quasi nulla in quanto si hanno sue solo quando è già un affermato professionista piuttosto benestante. Già nella metà nel 1500, secondo le cronache, possedeva un grande museo naturalistico ricco di numerosi oggetti appartenenti ai tre regni animale, minerale e vegetale. Nel 1572 venne eletto dai suoi colleghi membro del consiglio di ispezione e sorveglianza dell’arte degli speziali. Nello stesso anno abbiamo la pubblicazione del famoso trattato sulla teriaca firmato dal maranta ma di chiara ispirazione del Ferrante, come afferma lo stesso Maranta nella dedica. Con il tempo la bottega del Ferrante divenne un vero e proprio centro di ricerca e molti famosi dottori e farmacisti non mancarono di andare a visitarlo. Nel 1587 venne eletto Governatore Popolare della Gran Casa dell’Annunziata, carica che mantenne fino al 1594. Pubblicò a suo nome nel 1599 a Napoli il Dell’historia naturale libri XXVIII. Nella quale ordinatamente si tratta della diversa condition di miniere, e pietre. Con alcune historie di piante, et animali sin hora non date in luce. La data di morte di Imperato è ignota, sappiamo da un opera (Additio apologetica ad suam de opobalsamo orientali sinopsim )di Donzelli pubblicata in Napoli nel 1640 che nel 1615 Imperato ricevette da Padova una certa quantità di Opobalsamo quindi nel 1615 era ancora vivo ed in attività.

24 Nel 1508 dalle Antille venne introdotto in Spagna il guaiaco ed utilizzato nella terapia della sifilide.

25 L'Ufficio del Protomedicato venne creato per la prima volta grazie all'opera legislativa del re Alfonso V. Il compito del protomedico era quello di sovraintendere alla igiene e sanità dello stato nonché di compilare i regolamenti per l'esercizio professionale dei farmacisti.

26 Giuseppe Donzelli nacque a Napoli nel 1596. Verso la fine del 1630 la sua fama di medico era già piuttosto consolidata e sembra che nella sua villa all’Arenella possedesse un celebre giardino dei semplici. Partecipò appieno alla polemica che si accese negli anno 40 del XVII° secolo sull’utilizzo dell’Opobalsamo nonché sulla sua effettiva alterazione da parte di alcuni farmacisti e pubblicò a Napoli un testo dal nome Synopsis de opobalsamo orientali pubblicato poi in italiano a Padova nel 1643. Il Donzelli si schierò sulla buona fede dei farmacisti che adoperavano l’opobalsamo nella composizione della teriaca e sulla non contraffazione di quest’ultimo come invece sostenevano alcuni colleghi Romani. Nel 1640 il collegio dei medici di Napoli lo inca ricarico di comporre un Antidotario anche perché a sua volta era già al lavoro per la scrittura di una sua raccolta di formule farmaceutiche, fu così che vide la luce l’Antidotario Napolitano nel 1642. Dal 1647 in poi fu impegnato in varie avventue a carattere politico a causa della rivolta antispagnola e solo nel 1667 vide la luce a Napoli il Teatro farmaceutico dogmatico e spagirico, testo che ebbe vetidue edizioni tra Roma, Napoli e Venezia anche grazie al lavoro del figlio Tommaso. Morì a Napoli nel 1670.

27 Nicolas Lemery è un chimico e farmacista Francese a cui dobbiamo la stesura della Farmacopea Universale che pubblica nel 1697 a Parigi. Lemery è uno dei maggiori esponenti nelle scienza chimica del XVII° secolo ma entra anche nella storia della farmacologia perché riunisce in un unica raccolta tutte le preparzioni farmaceutiche più utilizzate in campo internazionale. Quindi la Farmacopea Universale, almeno nelle intenzioni dell'autore, rappresenta per i farmacisti del 600 un po' quello che oggi per noi rappresenta la farmacopea europea. Questo trattato non tarda ad essere tradotto in molte lingue tra cui l' Italiano con la edizione del 1735. Lemery, come abbiamo detto sopra, oltre a possedere una farmacia a Parigi è anche un grande chimico e molte preparazioni farmaceutico vengono descritte in modo piuttosto critico con l'occhio per così dire delleo scienziato che non si limita a riproporre quello che la tradizione tramanda ma approfondisce ogni ricetta denunciandone, se mai ce ne fosse bisogno, la inutilità dei semplici superflui. Questo processo critico avviene naturalmente anche nel caso della Teriaca la quale secondo l'autore è costituita da alcuni semplici che sono inutili (Agarico, Sugo di Regolizia, rapontico, Pentafillo, Cassia lignea, Trementina, Malabatro, Ipocistide, Acacia, Gomma Arabica, Terra Sigillata, Calciti) se non addirittura nocivi. L'Oppio non viene ritenuto del tutto inutile ma presente nella formula in quantità eccessive, provoca così la prevalenza della proprietà narcotica su tutte le altre. Di conseguenza, forse per la prima volta, troviamo in un ricettario una versione delle Teriaca detta riformata accanto a quella classica. Insomma con la Farmacopea Universale la Teriaca inizia il suo declino dovuto ad una sempre crescente insofferenza da parte dei nuovi scienziati che la vedono oramai come un farmaco anacronistico da migliorare e riformare alla luce delle nuove conoscenze. Altra cosa da mettere in risalto è il fatto che i semplici della formula vengono presentati, anche nella traduzione Italiana, con il nome latino, questo con il chiaro intento di renderli facilmente riconoscibili a chiunque, non come avviene nelle altre farmacopee italiane dove i nomi delle piante variano a seconda della zona di appartenenza della farmacopea.Lemery oltre alla Farmacopea Universale pubblica anche nel 1698 un dizionario delle droghe tradotto qualche anno più tardi in lingua Italiana, dove si prodiga in una dettagliata descrizione delle droghe maggiormente utilizzate in campo farmaceutico

28 Giovanni Battista Schiapparelli (1795 – 1863) inizia la sua attività a Torino nel 1824, Carlo Erba (1811 – 1888) inizia a produrre farmaci a Milano nel 1837.

29 E’ questa una delle più interessanti farmacopee del XIX secolo che segna il punto di passaggio della produzione dei farmaci dal laboratorio dello speziale alla industria farmaceutica. Le vere novità di questa edizione sono l’inserimento degli alcaloidi come l’Atropina e la Digitalina e il totale divieto di utilizzare i succedanei nella spedizione delle ricette.

A cura del Dott. Massei Luca